La comunicazione prima della comunicazione / 1


comunicazione1Ogni giorno, che ne siamo consapevoli oppure no, siamo avvolti dalla “bolla” della comunicazione.

Quando parliamo di comunicazione oggi è evidente che non ci riferiamo più al trito modello matematico di Shannon, per cui un messaggio passa da un emittente a un ricevente senza tener conto di semantica e contesto. Quando usiamo la parola “comunicare” vogliamo aprire, invece, un ventaglio ben più ampio di possibilità che, per coloro i quali propongono un prodotto o servizio, si traducono anche in successo sul mercato.

NON SOLO FACEBOOK

Ti starai chiedendo dove voglio arrivare. Bene, sappi che non ti sto accompagnando verso nessuna ricetta miracolosa per il successo. Desidero solo farti riflettere in modo diverso sull’argomento. Hai mai pensato che tutti comunichiamo già prima di farlo consapevolmente? Per te che vuoi posizionare la tua azienda e i tuoi prodotti si tratta di un aspetto fondamentale.
Se, infatti, conosci i potenziali follower meglio degli altri, probabilmente puoi arrivare dove altri non sono ancora arrivati. Allora non ci rimane che guardare insieme i molteplici esempi con cui le persone lì fuori dicono qualcosa di sé pur non rendendosene conto.

MA TUTTO PARTE PRIMA DI COMINCIARE A COMUNICARE

Anche se quasi tutti alla fine credono sia solo una questione di Facebook, di like e di Fan, spesso la comunicazione va disegnata prima di iniziare a comunicare.

Il prodotto, il processo di lavoro, il modello di business. Il modo in cui immagini e costruisci le tue relazioni, o ti proponi al cliente. I feedback che ottieni.
È questo il contenuto di quello che poi dovrai provare a comunicare. E la comunicazione funzionerà solo se lo hai progettato bene.

Ne parleremo nelle prossime puntate, ma puoi iniziare a ragionarci partendo dagli aspetti personali, prima che da quelli aziendali. Quelli che osservi di persona tutti i giorni nel quotidiano. Che su scala più ampia si applicano ai modelli aziendali.

INIZIA GUARDANDO TE STESSO

“C’è una grande varietà di modi in cui comunichiamo. Alcuni tipi di comunicazione non verbale sono più evidenti di altri”. ci spiega Elly, fondatrice di professional-counselling.com

Rientra nella categoria il linguaggio dei segni che può essere usato per interagire con persone disabili o, in altro modo, con gli animali. Poi c’è quello del corpo, che parla per noi anche quando rimaniamo zitti e buoni. Non dimentichiamoci della prossemica, cioè lo studio in termini comunicativi dell’occupazione degli spazi e della distanza fisica tra noi e i nostri interlocutori. Anche il nostro approccio tattile al mondo racconta all’esterno più di quanto immaginiamo e osiamo rivelare.

Nel tempo accelerato e reinventato di Internet sono modalità non verbali le emoticon, ma anche le foto modificate e poi postate al fine di ottenere consensi di vario titolo e panacea per il nostro ego. Inoltre “Anche non dire niente quando ci si aspetta che qualcosa venga espresso è comunicazione non verbale”, chiosa Elly. Hai mai pensato come i libri che leggi, i vestiti che indossi, gli oggetti che vorresti avere raccontino di te più di quanto non facciano le tue parole?

Riflettici su e se sei alla ricerca di spunti nuovi su comunicazione e tanto altro rimani connesso con Kloe per le prossime puntate. Magari seguendoci su Facebook, cliccando qui.