#Kloe Pillole: se le parole disegnano le nostre emozioni


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Molti, ma non tutti, sono concordi nel dire che oggi non abbia quasi più senso parlare di storie e di storytelling. Perché, come spiegava Giuseppe in un suo bel post su Facebook, «quando una parola finisce in mano al marketing poi ha solo un altro livello di crollo dell’hype»

Una cosa è certa: noi viviamo grazie alle suggestioni che ci provengono dalle storie, siano esse il racconto del nostro migliore amico oppure il resoconto del nostro capo o altro ancora.

Quindi come la mettiamo?

Gli Americani dell’Università del Vermont hanno scovato la chiave del coinvolgimento emotivo proveniente da alcune storie.
«Tra tutte le diverse classificazioni» ci dice Laurie «hanno trovato un tema comune: i personaggi crescono durante lo svolgimento. Raggiungono saggezza e profondità emotiva»

QUESTIONE DI PLOT

Sempre secondo i ricercatori del Vermont, le traiettorie emotive di cui sopra, rappresentano la vera radice delle nostre storie, che hanno pattern codificabili e analizzabili scientificamente.

In un lavoro pubblicato su arXiv, gli studiosi hanno dimostrato quanto le parole siano importanti nel plasmare impatti positivi o negativi. Come loro stessi hanno evidenziato «le parole possono essere un parametro di misura del valore emozionale del testo e di come cambia da momento a momento»

Per la precisione sono state definite sei traiettorie nel percorso di un personaggio, cioè:

• “Dalle stalle alle stelle” (ascesa)
• “Tragedia” (caduta)
• “Uomo in trappola” (caduta-ascesa)
• “Icaro” (ascesa-caduta)
• “Cenerentola” (ascesa-caduta-ascesa)
• “Edipo” (caduta-ascesa-caduta)

La conclusione è che, quando ci appassioniamo ad un racconto, sono proprio queste leve emozionali che sollecitano la nostra attenzione, facendoci sentire legati, nel bene e nel male, ai protagonisti.

So che sei curioso, perciò ti lascio il link al pezzo intero, che si intitola “6 Types of Stories Scientifically Proven to Make You Emotional”.