#Kloe Pillole: libero contenuto in libero mercato


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La domanda che oggi vogliamo porci, grazie agli spunti di Doc Searls, è “Chi possiede la nostra esperienza mobile?” Questa frase corrisponde al titolo di un report fatto da Unlockd sulla pubblicità per cellulari nel Regno Unito.

La risposta è: “nessuno possiede l’esperienza di nessun altro”. Cosa diversa è che qualcuno può determinare l’esperienza per qualcun altro. Se dunque, quanto detto finora, presuppone una libertà esperienziale, sarà necessario che questa stessa venga garantita anche nel somministrare pubblicità.

Però non tutti tra gli operatori di telefonia e egli inserzionisti sono in grado di comprendere questa necessità dell’utente.

I DATI DI UNLOCKD E L’ADVERTISING AI GIORNI NOSTRI

Secondo questa ricerca inglese:

• il 47% dei consumatori ritiene positivo il volume pubblicitario verso il proprio cellulare
• il 40%, invece, considera la pubblicità ricevuta la ragione della propria esperienza negativa su smartphone
• per il 39% le inserzioni sono del tutto irrilevanti

Ampliando il nostro osservatorio sul fenomeno, notiamo che, se da una parte è importante che vengano garantite la neutralità e la privacy nella navigazione, dall’altra bisogna riconoscere gli operatori come distributori di contenuti sul modello commerciale del broadcasting.

In ogni caso, il punto di partenza imprescindibile per l’industria pubblicitaria è che l’utente finale non voglia essere bombardato di messaggi che, solitamente, non gli interessano tranne poche eccezioni. Quindi per essere competitivi bisognerebbe mettere le persone nella posizione di specificare che tipo di contenuto stanno cercando e offrirglielo.

In buona sostanza, conclude Doc «Se le aziende attualmente credono nei mercati liberi, hanno bisogno anche di credere in consumatori liberi».

Ti ho fatto un riassunto, ma per approfondire puoi leggere questo link, che si intitola ”Nobody else owns our experiences”.