#Kloe Pillole: «la presenza sminuisce la fama, mentre la lontananza l’accresce». L’eco di Eco


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«Per non apparire sciocco dopo, rinuncio ad apparire astuto ora. Lasciami pensare sino a domani, almeno». E noi, abbiamo avuto modo di pensarci, di metabolizzare la sua scomparsa, avvenuta venerdì sera nella sua casa di Milano. Con lui, non scompare semplicemente l’uomo, ma l’intellettuale, vivacissimo ed esplosivo, che ha all’attivo tra i suoi tanti lavori, due best seller come “Il nome della rosa” e “Il pendolo di Foucault”.

Eco e la comunicazione

Ma come molti di voi sapranno, Eco è stato anche tra i massimi esperti di comunicazione, basti citare, ad esempio, “Fenomenologia di Mike Bongiorno”, in cui l’autore ci racconta che, il successo del conduttore televisivo e della tv in generale, sta nell’aver interpretato la medietà della società di massa. Ma se parliamo di comunicazione, non possiamo dimenticarci del saggio, datato 1964, “Apocalittici e integrati”, in cui analizza le posizioni diametralmente opposte di chi padroneggia la comunicazione nella società di massa e di chi la rifugge come il peggiore dei mali.

Il libro è organizzato come una raccolta di tanti saggi, che affrontano i temi più vari: dai pro e contro della cultura di massa, al fenomeno del kitsch, fino ad arrivare alla fenomenologia della musica leggera e della televisione che, secondo Eco, il bravo intellettuale dovrebbe sfruttare al meglio invece che criticare tout court.

Comunque, come di solito accade quando si spengono umanamente certe vite, i loro pensieri e le loro riflessioni, continuano ad animare i nostri dibattiti, ma soprattutto, ad ispirare senza tempo, le nostre menti. Perché esistono luci che mai si spegneranno.