#Kloe Pillole: Internet e quella cosa strana che chiamano identità


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L’avvento ormai consolidato delle piattaforme social più varie porta alla nostra attenzione la questione dell’identità online, vale a dire quello che noi siamo come cittadini che abitano la Rete. In questo senso, è molto interessante la riflessione che fa Luca, partendo dal punto di vista di Filloux che, da parte sua, discute sui profili personali in Rete.

Ma a chi appartengono queste identità?

Questi profili che come ben sappiamo, sono di vario genere, da quello del giornalista, a quello dello scrittore o dell’editore per citare soltanto alcuni esempi, rappresentano una risorsa grandissima per monitorare gusti e tendenze dell’online. Ma a chi appartengono queste identità? Ingenuamente e, di primo acchito, verrebbe da dire che appartengono alle persone stesse. Ma lo stato delle cose è un altro, perché queste identità sono di proprietà delle piattaforme su cui si muovono e relazionano.

La Dichiarazione dei Diritti in Internet

La Carta dei Diritti in Internet sancisce che le informazioni identitarie siano delle persone, ma all’articolo 12, si dice che le suddette informazioni possano essere usate dalle piattaforme purché questo avvenga in una dimensione di interoperabilità. Si intuisce facilmente che così, le identità escono dal recinto delle piattaforme per diventare dei beni comuni. Sicuramente siamo davanti ad un passo rivoluzionario per la nostra società che, ogni giorno di più, deve confrontarsi con un’adeguata regolamentazione delle problematiche legate al vivere la Rete.

L’articolo intero si intitola, non a caso: A chi appartiene la mia identità