#Kloe Pillole: I sogni (di silicio) esistono 1


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Signore e signori, sono arrivati, sono tra noi! No, non si tratta di un bollettino radiofonico pseudoscientifico alla maniera di Orson Welles, ma di realtà. Vi starete chiedendo chi sarebbe arrivato a farci compagnia, nell’appartamento accanto: si tratta dei chatbot, dei robottini variamente intelligenti con cui la fantascienza ha nutrito ben bene il nostro immaginario.

Ora però le cose si fanno serie. Sapete perché?

La signorina “Jill Watson”

Quel mattacchione del professor Ashok Goel del Georgia Institute of Technology ha pensato bene di giocare un tiro mancino ai suoi studenti partendo, però, da esigenze pratiche di gestione della mole di lavoro. Il succo è che, durante gli anni precedenti del suo corso online sull’Intelligenza Artificiale, i ragazzi finivano col rivolgergli 10 mila messaggi nel forum di discussione, con evidenti problemi di risposta. C’era bisogno di qualcuno che fosse sempre pronto ad aiutarli, una specie di angelo custode più che zelante.

Quale soluzione migliore di un bot istruito ad hoc per questo? Ed ecco che viene creata Jill, allenata a rispondere ai quesiti che erano emersi dal semestre passato e che, via via, è diventata autonoma e capace di soddisfare in modo corretto tutte le curiosità didattiche degli studenti.

Il suo cognome non è stato scelto a caso, ma proviene dalla tecnologia IBM’s Watson con cui la bot assistant è stata concepita. Il risultato è stato un grande entusiasmo degli studenti che, solo alla fine, sono stati informati sulla natura della brava Jill. E ne sono rimasti, a dir poco, stupiti. Il professor Goel aveva fregato tutti con la sua trovata.

Possiamo parlare di Chatbot Revolution?

I presupposti ci sono tutti e c’è anche chi scherza dicendo che i bot non devono passare il test di Turing, ma quello della birra, cioè devono essere strutturati nel modo più umano possibile, insomma basta che abbiano un cuore. Non troppo di silicio, però, devono cioè essere in grado di empatia, di usare cuore e testa e di riuscire, si spera, là dove noi umani abbiamo fallito. Ok non è poco, ma sognare non costa niente. Solo un po’ di buona volontà.


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