#Kloe Pillole: Googla che (forse) ti passa


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Che lui sia diventato un nostro amico inseparabile, è cosa nota. Ai più. Vi state chiedendo di chi sto parlando anche se avete quasi intuito la risposta? Bravi, sì, mi riferisco a Google, il motore di ricerca che, quotidianamente, ci salva delle peggiori figure di emme. Ci permette di fare ricerche sugli argomenti più disparati, dalla ricetta delle tagliatelle gamberetti e zucchine, alle nanotecnologie, passando per Tripadvisor e la lista sarebbe interminabile.

Ma anche in questo caso il popolo della Rete si spacca in due.

Diatribe digitali

Eh già, perché da una parte abbiamo gli ottimisti che vedono Internet e le tecnologie come protesi digitali, un po’ come la panacea che ha aumentato la nostra conoscenza, esonerandoci dall’incombenza di ricordare tante, troppe nozioni. Dall’altra, abbiamo i Brontolo versione 2.0, che storcono il naso se dici loro che la digitalizzazione non ha ucciso il nostro cervello e le nostre capacità mnemoniche. Ussignur, per carità.

Su una cosa, però, sono tutti d’accordo: mai come negli ultimi 20 anni la tecnologia ci ha cambiato, ha inciso profondamente nelle nostre abitudini e perfino nelle nostre menti. E poi ci sono i dati, infatti secondo lo studio di Kaspersky Lab citato da Quartz il 36% degli europei preferisce googolare (o gugolare?) alla ricerca di una informazione piuttosto che cercare di ricordarsela.

Ma in questo panorama, fatto di complessità, nuove sfide e nuovi interrogativi, il nostro compito principale è quello di capire il cambiamento, evitando di banalizzarlo. Pena il downgrade delle nostre stesse vite.