#Kloe Pillole: apparire vs essere sui Social


foto di dazeddigital.com

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La nostra ossessione per le immagini non sarà un pochino pericolosa?

«Nonostante alcune ragazze forse si sentano insicure, vulnerabili e piene di disgusto per se stesse» ci racconta la fotografa Scarlett Carlos Clarke, «c’è un elemento narcisistico che loro non smettono di alimentare con il selfie». L’autrice del progetto “Body Dysmorphia” ammette che gli autoscatti possono essere utili se sono la rappresentazione onesta di se stessi, ma diventano anche un po’ raccapriccianti se sono ritoccati all’inverosimile.

SHE & BODY DYSMORPHIA

In “She” la Clarke destruttura volutamente l’immagine della donna perfetta creata dagli uomini e la mette sotto gli occhi del proprio pubblico. In “Body Dysmorphia”, invece, attacca l’ideale di bellezza costruito dalle donne per se stesse e punta l’accento sull’esistenza stessa di una perfezione femminile.

Proprio quest’ultima serie di scatti nasce da un’osservazione attenta della società circostante, in cui le persone, soprattutto le donne (dopo vedremo perché), vogliono proiettare all’esterno un ologramma fittizio di sé, in un misto assurdo di narcisismo, disgusto e ossessione verso la propria persona.

Il motivo di questa evidente contraddizione è presto spiegato: il condividere una foto presumibilmente perfetta regalerebbe, secondo la Clarke, 15 secondi di pure endorfine, per poi ricadere nel bisogno spasmodico di apparire al meglio sui social. In una sorta di corto circuito della personalità.

UN FENOMENO FEMMINILE

Questo circolo vizioso interesserebbe soprattutto le donne, perché sono loro che risentono maggiormente di una pressione sociale che le vuole, allo stesso tempo, belle, di successo e felici. Senza contare poi la rivalità femminile che dilaga ancora oggi. Quindi cosa c’è di più facile che applicare un innocente filtro edulcorato alla propria foto su Instagram per sembrare felici e contente?

Scarlett fa un distinguo importante: se il ritoccare scatti rientra in un fatto puramente artistico e professionale, affrontato anche con un pizzico di ironia, ben venga. Se, invece, tutto viene affrontato troppo seriamente, allora dietro c’è un problema che va risolto.

Il succo è: sì alle foto che possono diventare un mezzo per conoscere meglio se stessi, no all’ossessione di apparire piuttosto che essere.

Questa è la mia sintesi, ti lascio il pezzo intero che si intitola “Is our obsession with our social media image dangerous?”