#Kloe Personaggi: Massimo Mantellini «Se c’è un valore prezioso dentro la rete Internet è il suo essere disomogenea»


MantelliniMassimo Mantellini è uno dei più noti commentatori della rete italiana. Blogger, editorialista per Punto Informatico, Il Post e L’Espresso, si occupa da oltre un decennio dei temi legati al diritto all’accesso, alla cultura informatica e alla politica delle reti. Nel 2014 ha scritto per Minimum Fax “La vista da qui, appunti per un’Internet italiana”.
Blog: Manteblog | Twitter @mante

Una domanda sulla tua bio twitter “la verità al di qua dei Pirenei”. Io la trovo fantastica. Mai pensato di registrare il copyright e farne un business con il merchandising (magliette, tazze, …)?

La trovo fantastica anch’io: quanto al registrarla anche volendo temo sia impossibile: è una frase di 400 anni fa di Blaise Pascal, quindi , per forza di cose, di pubblico dominio. Che poi la frase intera è perfino più bella:

«Tre gradi di latitudine capovolgono tutta la giurisprudenza, un meridiano decide della verità. In pochi anni di dominio le leggi fondamentali cambiano, il diritto ha le sue epoche, l’entrata di Saturno nel Leone segna l’origine del tale crimine. Ridicola giustizia, delimitata da un fiume! Verità al di qua dei Pirenei, errore al di là.»

Se c’è un valore prezioso dentro la rete Internet è il suo essere disomogenea, il fatto che a un link di distanza siano riconoscibili punti di vista diametralmente opposti. E non solo questo è interessante. Lo è anche il fatto che da due punti di osservazione diversa le medesime informazioni siano giudicate diversamente. Quelli bravi lo chiamano prospettivismo, ed è una delle cose di maggior fascino che riguarda  Internet e la cultura in genere.

Twitter è la piazzetta del paese?

Dipende. Twitter per gli amanti delle notizie è la nuova rapidissima agenzia di stampa planetaria. Per tutti gli altri è un social network troppo rapido e sintetico per poter andare oltre una veloce battuta con amici o sconosciuti di passaggio (o per abbordare luminose star della politica o dello show business che non ti risponderanno mai). Per me è entrambe le cose e lo amo molto (almeno fino a quando non me lo distruggono).

Massimo, parlando di libri di carta e di libri scritti per il digitale racconti che ci converrà tenere a mente i vecchi libri per immaginare i nuovi, e scoprire, alla fine, che erano la stessa cosa. Puntare dunque sulla vicinanza piuttosto che sulle differenze?

La mia idea è che nella vasta discussione che abbiamo frequentato per anni sul passaggio dalla carta al digitale ci si sia concentrati talmente tanto sul formato (certo lo abbiamo fatto perché il formato dei libri muoveva interessi economici e scardinava abitudini consolidate) da non aver considerato che per la lettura in sé il formato è un problema relativo. Abbiamo curiosato per anni con l’inchiostro eletronico o lo schermo dei nostri smartphone provando a capire come stavano mutando le nostre abitudini mentre quelle stesse abitudini venivano semplicemente arricchite da nuove opzioni. Vicinanza appunto, sì.

Tornando un attimo alla scrittura per il web, dopo anni di testi brevi pare esserci un’inversione di tendenza, da una ricerca effettuata da HubSpot sui propri post quelli che ottengono più traffico e condivisioni superano le 2500 parole. Ti trovi più a tuo agio con i testi lunghi o quelli brevi?

Dico una banalità: mi trovo più a mio agio con i testi belli. Leggo cose bellissime lunghe due soli paragrafi, altre meravigliose da 15mila battute. Da lettore non ho mai creduto al luogo comune della necessità di avere testi digitali brevi perché i lettori su Internet si stufano in fretta e volano altrove. Si stufavano e volavano altrove anche prima. Nello stesso tempo un testo inutilmente lungo è un mezzo peccato capitale (e sarei davvero curioso di sapere quanta gente di domenica arriva in fondo ai lunghi verbosi editoriali di Eugenio Scalfari).

Tutto questo ovviamente non ha molto a che fare con le speculazioni che riguardano l’opportunità di pubblicare cose lunghe o brevi per facilitare i lettori a leggerle.

Ci racconti qualcosa delle macchine volanti?

Le Macchine Volanti è un web magazine di cultura digitale di Telecom Italia che dirigo e che è stato immaginato come un luogo quieto di lunghi approfondimenti tematici.

Chiediamo agli autori di prendersi il tempo e lo spazio necessari per strutturare il proprio ragionamento senza alcun limite fisico (per esempio nelle prossime settimane pubblicheremo un lungo racconto di una brava scrittrice italiana esattamente come se fosse un normale articolo) e ci aspettiamo che i lettori facciano altrettanto. Siamo convinti che la cultura digitale e la cultura in senso lato siano oggetti che ormai si sovrappongono in buona parte e proviamo ad esplorare il mondo che cambia attraverso le voci che ci sembrano maggiormente originali. È un progetto piccolo ma ambizioso e Telecom ha ben chiaro che quei temi, quelli che Steve Jobs definiva all’incrocio fra le tecnologia e le arti liberali, sono quelli che davvero riguardano il nostro futuro e di conseguenza anche lei che è la maggior azienda tecnologica del Paese.

Vorremo semplicemente aggiungere un tassello piccolo di intelligenza in più. Speriamo bene

(Anna Pompilio, Business Analyst, blogger su lakasaimperfetta.com)