#Kloe Personaggi: Luisa Carrada «Le aziende devono parlare direttamente alle persone»


luisa carrada Luisa Carrada è copywriter, editor e docente di scrittura professionale. È autrice del blog Mestierediscrivere.com e di alcuni libri in cui racconta le sue avventure sempre in bilico tra carta e digitale.

Luisa, tu puoi essere considerata una pioniera della Rete, sei tra quelli che ne hanno intuito per primi le potenzialità, rafforzate poi dalla nascita dei social. Qual è il tuo rapporto con questi ultimi e come si è evoluto nel tempo?

È un bel rapporto, anche se si è sviluppato con lentezza, forse perché il blog per me ha sempre avuto la priorità su tutto. Ho abbracciato con entusiasmo Twitter fin dagli albori, conquistata dalla semplicità e dalla sfida della sintesi.

Verso Facebook ho avuto a lungo un atteggiamento piuttosto snob. A torto, dico oggi. Ci ho vissuto sul serio solo nell’ultimo anno: ho imparato, mi sono divertita e soprattutto sono riuscita a raccontare una parte della mia vita professionale – più nascosta e quotidiana – che non era mai emersa.

Come vivi il tuo ruolo di influencer? (Per dire, la mia checklist di libri da acquistare contiene un buon numero di quelli menzionati nei tuoi post). 

Oddìo, sentirmi chiamare influencer mi fa sorridere, ma è vero che nella piccola nicchia della scrittura professionale molte persone seguono i miei consigli e magari comprano i libri che mi sono piaciuti. Lo vivo con un forte senso di responsabilità e anche con un po’ di timore: controllo quello che scrivo mille volte, recensisco solo quello che mi è piaciuto davvero, ma condivido senza farmi troppi problemi tutto quello che vado leggendo, pensando, imparando. Credo che tutto questo abbia contribuito negli anni a rendermi una persona affidabile e credibile. Insomma, il migliore investimento che potessi fare.

Una delle cose che fai nel tuo lavoro è studiare l’identità verbale delle organizzazioni. In cosa consiste l’identità verbale per un’organizzazione?

È l’idea che le persone se ne fanno a partire dalle parole che leggono o ascoltano. Scaturisce da tutte le scelte testuali, anche le più minute. È come lo stile per uno scrittore o un grande giornalista: leggi l’incipit e riconosci chi è. Oggi è un tema molto più interessante di prima. Perché le organizzazioni, pubbliche o private, scrivono molto di più e su molti più canali: gli accenti e le inflessioni possono cambiare, ma il tono di voce deve essere riconoscibile. E poi perché, gettato alle ortiche lo stile “istituzionale”, le aziende devono parlare direttamente alle persone, entrare in sintonia con loro attraverso le parole che scelgono.

Trovare questa sintonia, definirla, magari formalizzarla in una guida di stile, è uno dei lavori più interessanti, perché non si cala dall’alto e non si definisce una volta per tutte, ma si elabora insieme alle persone che in quell’organizzazione lavorano.

Cosa non è mai cambiato dal 2005?

Per quanto mi riguarda personalmente, non sono mai cambiati la curiosità e l’entusiasmo. Pochissime generazioni lungo la storia dell’homo sapiens hanno avuto la fortuna di vivere un cambiamento così tumultuoso e affascinante come quello che stiamo vivendo noi: il trionfo della parola scritta su tanti strumenti e supporti diversi, il suo ricongiungersi con l’immagine!
Per quanto riguarda invece gli strumenti, non sono cambiati i fondamentali, ma quelli non cambiano da millenni. Bisogna semmai riscoprirli, ristudiarli, perché nel mondo così complesso della comunicazione di oggi ci servono proprio tutti, a partire dalle basi, cioè dall’antica arte della retorica. Le technicality sulle nuove piattaforme le puoi imparare velocemente; conquistare l’attenzione, far leva su un’emozione, capire il peso e il colore delle parole, saperle ordinare e combinare per ottenere l’effetto voluto, sono cose immensamente più difficili e non finisci mai di impararle.

(Anna Pompilio, Business Analyst, blogger su lakasaimperfetta.com)