#Kloe Personaggi: Gianluca Diegoli «Il marketing di oggi? Molto più excel e meno creatività fine a se stessa»


2015-05-27 19.59.27 Gianluca Diegoli vive da sempre al confine tra marketing online e offline. È consulente e temporary manager per e-commerce, retail e marketing. Ha scritto “Vendere Online” per Il Sole 24 Ore e “Social Commerce” per Apogeo. E’ professore a contratto in IULM e insegna in vari Executive Master.
Si diverte ancora su minimarketing.it

Partendo dal tuo pezzo “I miti del digital marketing a cui ho imparato a non credere”, cosa consigli a chi lavora nel settore e vuole fare davvero la differenza?

Consiglio di ripartire dal marketing e non dal digital. La parola «digital» tenderà a fare la fine di social, di storytelling, della «e» davanti a business o commerce o mail: sarà così normale e disciolta in tutti i punti di contatto da non avere più nessun significato preciso – e nemmeno differenziante per chi si propone alle aziende.

Con il rischio però di perdersi dietro le ultime mode scintillanti, e non ricordarsi che marketing significa portare sul mercato, che in ultima analisi, ci piaccia o no, significa transazioni commerciali, misurabili, che sono la sostanza ultima di cui sono fatte le aziende. Insomma, molto più excel e meno «creatività» fine a se stessa.

Il dm è fatto di content. Cosa dobbiamo aspettarci dal content marketing quando ci sveglieremo domani mattina?

Quando l’ultimo banner sarà spento, i contenuti sponsorizzati saranno ovunque, in mezzo ad altri contenuti non sponsorizzati, in varie tonalità di sponsorizzazione. I centri media intelligenti cercheranno di rispettare gli utenti con veri contenuti, altri spacceranno per contenuti pagine pubblicitarie di nessun interesse.

Abbiamo raccontato alle aziende che dovevano diventare editori, ma ci siamo dimenticati di dire loro che gli editori stanno morendo, che il modello di business dell’editoria sta finendo in mano ad Apple, Facebook, Google e pochi altri, e dovranno pagare sia per produrli, che per distribuirli. Nel frattempo, i blogger sono diventati un altro mezzo a pagamento, ma stanno sempre piiù tagliando il ramo (della credibilità) su cui sono seduti, e prima o poi le aziende gli chiederanno il conto del ritorno del branded content e dei post sponsorizzati, più o meno dichiarati.

Il business sta cambiando a più livelli: i competitor aumentano e l’attenzione dei customer è una risorsa scarsa, perciò cosa funziona, oggi, come catalizzatore attentivo?

C’è un unico modo di ottenere attenzione: scambiarla con l’utilità e la rilevanza – in una situazione, in un posto, quando la persona ha un obiettivo in mente. Aiutarlo a scegliere. Il mobile velocizza questo trend. Le persone sono più gelose del loro tempo che del loro portafoglio.

Che peso ha oggi il social commerce e come deve padroneggiarlo chi fa digital marketing?

Il social commerce si dissolverà, come tutti gli altri prefissi della parola commerce. Le persone non hanno nessun interesse nei modi e negli strumenti usati per acquistare. Vogliono un prodotto, lo vogliono conveniente, vogliono divertirsi nel sfogliare il catalogo, non vogliono perdere tempo, vogliono riceverlo il prima possibile, vogliono mostrarlo agli altri, non vogliono interfacce incomprensibili, vogliono connettersi ad altri clienti e possibilmente migliorare il mondo.

Sta alle aziende fare il reverse engineering dei bisogni del cliente esigente del 2016, e capire se i social lo aiutano davvero o no.