#Kloe Personaggi: Dario Tonani «il digitale ha aperto prospettive impensabili»


Dario Tonani OK

Dario Tonani, ha vinto il Premio Tolkien (1989), due volte il Premio Lovecraft (1994 e 1999), il Premio Robot (2013) e sette volte il Premio Italia (1989, 1992, 2000, 2012, 2013, 2014 e 2015).

Ha scritto 6 romanzi e oltre 100 racconti per le maggiori testate di genere italiane (Giallo Mondadori, Segretissimo, Urania, Millemondi).

I suoi titoli più noti sono la saga di Mondo9 (tradotta in Usa e Giappone), Infect@, Toxic@ e L’algoritmo bianco (tutti per Mondadori).
www.dariotonani.it.

  • Dario, come credi che, oggi, stia cambiando il modo di fare storytelling?

L’editoria digitale, la fiction, il cinema, i videogame stanno cambiando radicalmente il modo di fruire e raccontare storie. I plot hanno il fiato corto, sono sincopati, densi, nervosi. Sta venendo a mancare il respiro delle grandi costruzioni, l’aria tra i personaggi, lo scivolare dolce del tempo. Dopo il secolo della velocità e dell’accelerazione è arrivato quello della frenesia. E la narrazione si è fatta concitata, perché costretta nei tempi di una realtà sempre più povera di spazi liberi. La lettura non è più un dolce andare a zonzo tra le proprie necessità di relax, ma una linea retta tra due impegni, da colmare senza indulgere in divagazioni di percorso. Non è un caso che qualcuno abbia preso dalla tv il format delle storie seriali o addirittura si sia inventato – ma questo è orrore e raccapriccio – i libri distillati. Auspico quello che è accaduto da tempo con lo slow food, che ha riscoperto gioie e sapori che si credevano persi: lo storytelling, oggi, è sul binario del fast reading.

  • Qual è secondo te, nel momento storico attuale, il ruolo della fantascienza non solo nell’entertainment ma anche come finestra da cui guardare la società?

Permettimi di ribadire un concetto che ho espresso in un’altra occasione e che cade a fagiolo per la tua domanda: per me, la fantascienza è fare snorkeling nella realtà, per poi sollevare la testa e respirare il futuro… A maggior ragione in un periodo storico che ci pone costantemente di fronte alla domanda “E domani sarà meglio o peggio di così?”. Non ho mai fatto molto affidamento sul potere predittivo della Science Fiction; non è questo il suo ruolo, anche se sono in tanti a crederlo. Quanto piuttosto quello di porre domande, sollevare dubbi, avanzare illazioni. La fantascienza è letteratura di idee e di azzardi, è lì che esprime la sua massima potenza di fuoco.

  • I visionari come te, si sa, mettono nelle loro opere scenari distopici, conditi con le paure del secolo. Secondo te qual è il più grande timore del nostro mondo?

Sulla cupezza della fantascienza contemporanea si è aperto da tempo un lungo e acceso dibattito tra appassionati, sia lettori sia autori; la distopia se non è l’unico futuro possibile è quantomeno quello che al momento sembra avvicinarglisi di più. E anche il più “funzionale” sul piano della creazione del plot e dei personaggi, aggiungerei io. Oserei dire, persino il più intrigante quanto a potere affabulatorio. La paura più grande di oggi? Mettendo temporaneamente in un angolo quelle più strettamente di pancia – guerra e terrorismo – direi il progressivo spegnimento delle coscienze, l’appiattimento senza ritorno, il grigiore di un quotidiano che non offre più sussulti emozionali neppure di fronte ai grandi drammi personali e collettivi. In una parola, assuefazione.

  • Qual è la salvezza del giornalismo moderno a contatto con la digitalizzazione?

 Fammi dire subito che non sarà lo switch off dalla carta stampata. Anche se ammetto che la carta sarà sempre più appannaggio di nicchie limitate di lettori feticisti. In realtà, il digitale ha aperto prospettive impensabili al giornalismo, è stata una rivoluzione straordinaria: ha distillato il tempo tra l’accadimento di un fatto e la sua fruizione da parte del lettore, ha aperto sui social piazze d’incontro, commento e condivisione delle opinioni impensabili solo fino a una decina d’anni fa, ha portato tutti quanti in prima linea… Se non sono salvezze queste! Ora però il giornalismo deve dimostrarsi all’altezza delle nuove sfide e unire all’entusiasmo per i media di ultima generazione anche la volontà di non gettare alle ortiche le basi sulle quali si è retto sinora: professionalità, imparzialità, autorevolezza…

  • Ci racconti l’esperienza di Mondo9?

Ripercorrere la genesi di Mondo9 mi emoziona sempre molto. Sono passati 14 anni dalla stesura di “Cardanica”, il primo granello della montagna che è diventata la mia creazione forse più riuscita. Lo scrissi nel 2002 e lo tenni in un cassetto per qualcosa come sei anni: non chiedermi perché, non lo so neppure io, semplicemente certe storie hanno meno fretta di altre di affrancarsi dall’autore.

Poi, nel 2008, mi capitò l’occasione di pubblicarlo sulla rivista “Robot”, edita dalla Delos. Doveva essere un racconto one shot, e come tale non ci pensai più fino al 2010, quando si affacciò sulla scena 40k Books, che volle farne un’edizione digitale. Il successo fu tale – anche fuori del target specifico della fantascienza – che sorprese lo stesso editore e me per primo. Così proposi al direttore editoriale di 40k, Giuseppe Granieri (conosci?), un raccontino come seguito, sette cartelle in tutto, una sorta di bonus track per ringraziare quanti avevano apprezzato “Cardanica”. Quando gliene parlai, mi disse “E che cosa me ne faccio di 7 paginette? Voglio un racconto della stessa lunghezza del primo. Anzi, facciamo così, me ne scrivi altri tre!”. E da lì mi ritrovai a sviluppare un progetto in forma seriale, l’ossatura di quello che sarebbe poi diventato il fix-up di “Mondo9”, che Delos decise di pubblicare in cartaceo nel 2012.

Anche quello fu un notevole successo: vinse il Premio Italia nella categoria “Miglior romanzo di fantascienza dell’anno” e il Premio Cassiopea. L’editore di Delos, Silvio Sosio, mi propose di pensare a un sequel che avesse la stessa struttura del primo libro e che sarebbe poi stato riunito in un altro fix-up cartaceo. Accettai con entusiasmo e nel giro di nove mesi – guarda caso! – scrissi “Mechardionica”, cinque storie che uscirono una dietro l’altra in ebook fino a inizio 2014.

Volevo che il ciclo completo si componesse di 9 episodi, e a differenza del primo libro sapevo da subito che tutti i capitoli sarebbero stati riuniti alla fine in un’opera unica. Nel frattempo, dopo la pubblicazione negli Stati Uniti del primo episodio del ciclo, che ebbe l’endorsement convinto di Paul Di Filippo, maestro indiscusso dello Steampunk, “Mondo9” uscì in Giappone e l’autorevole annuario della SF Ga Yomitai lo inserì nella “top ten” dei migliori romanzi di fantascienza usciti in Giappone nel 2014, accanto a mostri sacri del calibro di Greg Egan, Kim Stanley Robinson, Gene Wolfe, John Scalzi, Ian McDonald, Andy Weir (quello di “The Martian”, per intenderci)…

La news seguì di qualche giorno quella dell’inserimento di “Mondo9” nella Guida giapponese allo Steampunk tra le 40 opere imperdibili del genere. Quando Delos decise di ritirarsi pressoché completamente dalla pubblicazione di volumi cartacei io mi ritrovai a gestire un bell’impasse: avevo per le mani il secondo volume di un ciclo che non sarebbe stato pubblicato per i tipi del primo e un caos di diritti digitali spalmati tra editori diversi. Fu a quel punto che, grazie allo splendido lavoro del mio agente, si fece avanti Mondadori con una “proposta indecente”: fare un volumone unico delle due parti della saga, il primo Millemondi della storia della collana interamente dedicato a un autore italiano: “Cronache di Mondo9”, uscito poi nell’agosto del 2015.

Un azzardo, ma anche una straordinaria attestazione di stima nei miei confronti. Il resto è storia dell’altro ieri: dopo soli cinque mesi, 25° posto tra gli Urania in assoluto più venduti in ebook e 2° titolo più recensito (40 recensioni) alle spalle di “Incontro con Rama” di Arthur Clarke. Nel frattempo, sostenuto dall’entusiasmo, avevo già scritto un altro seguito, il terzo, un vero e proprio romanzo che rilancia le vicende dei primi due libri e riprende parte dei personaggi delle “Cronache”. E comunque non è finita, perché al cantiere si sono aggiunti un piccolo grappolo di altri progetti multitasking: due edizioni di “The Art of Mondo9” (volumi illustrati con le splendide immagini di Franco Brambilla), un paio di graphic novel in nuce, un concorso di modellismo internazionale dedicato ai veicoli della saga, una colonna sonora in CD dei The Wimshurst’s Machine, che lo scorso anno è stata in nomination agli Hollywood Music in Media Awards di Los Angeles. Sono un po’ scaramantico e preferisco non parlare dei possibili orizzonti futuri, ma il movimento attorno a Mondo9 va ben oltre quello che ho citato sopra. Grazie mille della bella chiacchierata Kloe, stay tuned!